La politica, volendola spiegare, si riduce in quattro parole in croce: io, cittadino, ti voto affinchè tu, futuro amministratore, mi renda e mi garantisca, attraverso le tasse che io pago, un servizio. E questo servizio, è un servizio pubblico. 
La natura dello scambio è professionale, fatto di competenze e abilità, come quando si va dal medico specialista e si paga per una prestazione professionale.
E di certo, in questo scambio, non ci sono amore, nè amicizia e meno che mai... religione.
Perchè si chiede amore, rispetto, amicizia? Si va al supermercato a fare spesa e pretendono tutto ciò, donate amore e amicizia di vostra spontanea volontà?
L’amore e l’amicizia, in politica, sono due concetti molto pericolosi.
L’amore, in politica, è caratteristica di ogni sistema totalitario: non possiamo negare che Hitler, Mussolini e molti altri dittatori, non siano stati amati.
L’amore, in politica, da sì che si creino due poli: da una parte i sudditi, dall’altra un unico leader che detta le leggi di un pensiero unico a cui i sudditi devono sottostare.
Chi è capace di amore in politica, è capace anche, da una parte e dall’altra, di odio e vendetta.
L’amicizia, in politica, è caratteristica del malaffare e fa sì che i cittadini vengano defraudati di un diritto e di un servizio loro spettanti per la natura stessa dello scambio.
Chi è capace di amicizia in politica, è capace anche di tradimento, sia verso i cittadini che verso gli stessi “amici”.



Questa pagina bianca incute timore, dà una sorta di paralisi. Non so bene quanto tempo sia rimasta a fissarla, non avendo bene chiaro in mente cosa scrivere.

Sembra quasi un confessionile questa pagina bianca e io non credo di avere qualcosa da confessare se non la mia non-esistenza difendendola con tutte le forze che nemmeno quelle ho. Si crede sempre di sapere con chi si parla, di sapere qualcosa della persona che abbiamo di fronte. Beati voi, sapessi io qualcosa di me stessa. Si dice che non si riesca a vederci tutti interi e che in fondo, anche dinnanzi a uno specchio, non riusciamo mai a coglierci nella nostra interezza, nemmeno nei sogni dove abbiamo sempre un'immagine sfocata di noi stessi. Si dice sia lo sguardo dell'altro a dirci chi siamo, la chiamano alterità, l'altro da noi. In questo senso, avete ragione a dire che sapete con chi state parlando, chi sono, sapete qualcosa di me che a me stessa è oscuro. E se vi chiedessi chi sono, non mi aspetterei l'elencazione dei miei dati anagrafici.

Perché scrivo tutto ciò non so, o forse sì, forse cerco qualcosa nei vostri atteggiamenti, nelle vostre risposte, che dica qualcosa di me. E cerco me in qualche altro/a che non-esiste (con questo non sto dicendo che siete frutto di una mia fantasia o che stia giocando a inventarvi), che abbia l'intelligenza di saper non-esistere, che abbia una onestà morale e intellettuale nel sapere mettersi a nudo dicendo tutto e niente, dando sempre l'impressione che quando si stia per cogliere qualcosa, è già sfuggita di mano.

Io amo mondi, non persone. Io amo l'onirico e ci vedo la vera vita.

Anche chi non esiste, esiste nella vita degli altri (cit. -e nemmeno ricordo più chi me l'ha detta)

Il dolore è poca cosa rispetto all'oltraggio